Alla ricerca di stampe antiche. Un’intervista a Mirko Valtorta.

Abbiamo conosciuto Mirko Valtorta un po’ per caso, rimanendo fin da subito affascinati dalla sua passione che lui ci racconterà in questo articolo.

Mirko Valtorta, laureato magistrale in Scienze Politiche e di Governo all’Università Statale di Milano. È un un collezionista di stampe, giornali e litografie dell’Ottocento e primo Novecento. Dal 2017 ha realizzato e partecipato a diverse esposizioni dai temi più disparati in Piemonte e Lombardia: dai Pellerossa degli Stati Uniti al Risorgimento, dalla moda ottocentesca ai grandi velieri americani, fino ad arrivare alla Prima Guerra Mondiale. 

Il suo materiale viene spesso richiesto per studi e approfondimenti, ma a volte anche utilizzato dai diversi gruppi di rievocazione, danze storiche, guide turistiche e per organizzare eventi. Ha costruito anche un archivio di giornali di moda all’università Statale di Milano e collabora per realizzare lezioni universitarie dedicate alla storia contemporanea. 

 

 

Conosciamolo meglio in tre domande.

Come nasce la tua passione? 

La scintilla che accese la mia passione può essere fatta risalire al 2009, quando ritrovai in cantina delle vecchie copie del Corriere della Sera di mio nonno. Qualche anno dopo, iniziai ad ampliare la collezione cominciando a cercare prima nella mia provincia, poi nella mia regione, e infine nelle zone limitrofe.

Da dove arrivano le opere che collezioni? 

Una grande fila di bancarelle in una piazza, un piccolo negozio di antiquariato nascosto tra le vecchie vie di una città, una pila di giornali dimenticati in cantina dai proprietari.
Giornali, manifesti, piccoli opuscoli pubblicitari, che raccontare un mondo in costante cambiamento, giacciono in molti luoghi ormai sbiaditi, e molte volte dimenticati. 

È incredibile la sensazione che si prova quando si riesce ad acquistare un giornale o anche solo una litografia perché si entra in contatto con un pezzo di quella storia che ha influenzato i destini di milioni di persone e che continua in diverse forme a farlo. La storia costruita intorno a questi frammenti riporta al presente gli attori, le prospettive, i sentimenti, e mi permettono di avere sempre nuovo materiale di studio e interpretazione da poter condividere con il più ampio numero di persone possibile per trasmettere il ricordo alle generazioni future.

Partecipi anche a mostre con la tua collezione?

Una delle mostre a cui partecipai con maggiore entusiasmo fu La Grande Guerra e dintorni, inaugurata nel luglio 2018 a Lesa (NO) e indetta per celebrare il centenario del primo conflitto mondiale. Una mostra allestita da Cristina Polli.

Il percorso, sottolineato da un tunnel che accompagnava il visitatore nella scoperta e nella memoria, era stato suddiviso in quattro aree tematiche: La Bellè Epoche, interventismo e guerra, guerra meccanizzata e trincee, vittoria e conseguenze della guerra. La mostra, arricchita da cimeli e giornali, aveva come obiettivo quello di raccontare e mostrare quello che significò il primo conflitto mondiale per milioni di persone, che vi parteciparono attraverso un viaggio in cui dominava il silenzio del lutto. 

Tra i cimeli si potevano ammirare uniformi italiane di fanteria, cavalleria, dei bersaglieri, divise tedesche, austroungariche, francesi, inglesi e americane, berretti ed elmi, accessori, armi e lettere.
L’esposizione era inoltre accompagnata da varie iniziative di animazione culturale, quali il cineforum con la proiezione nei mesi di settembre-ottobre presso la Sala Società Operaia.

 

Un’altra mostra a cui partecipai, ideata da Marco Sioli, docente di Storia dell’America del Nord nel 2019, fu L’età dei velieri in collaborazione con l’ambasciata americana e l’università Statale di Milano. 

Questi erano gli anni in cui un altro grande scrittore, Herman Melville, raccoglieva la testimonianza di un marinaio che aveva partecipato alla caccia alla balena sulla nave Essex di Nantucket, nel suo libro Moby Dick; or, The Whale, pubblicato nel 1851. Se da un lato paragonava la gigantesca balena bianca al leviatano, il mostro marino che rappresentava il male assoluto e per estensione alla democrazia americana che difendeva la schiavitù, dall’altro metteva in luce tutti i limiti dell’età dei velieri, evidenziando la loro fragilità al cospetto delle forze della natura. L’età dei piroscafi a vapore era alle porte mentre l’olio di balena non illuminava più le città americane e la caccia ai cetacei cadeva inevitabilmente nell’oblio, come altrettanto succedeva per le grandi navi a vela. La mostra consisteva di una serie di trenta riproduzioni di incisioni a colore Currier and Ives che rappresentano le numerose navi che hanno varcato gli oceani nella prima metà dell’Ottocento. 

 

Il 2020 avrebbe visto la creazione di Mostre dedicate all’unità d’Italia, la moda e altro ancora. Ma per ora è tutto ancora fermo. Speriamo di riprendere il prima possibile. 

Nel 2018 ho realizzato quattro mostre lungo il Lago Maggiore, la prima tra il 10 marzo e l’8 aprile a Lesa chiamata La belle mode, l’evoluzione dell’abito femminile dalla metà dell’ottocento alla Grande Guerra” con l’aiuto della Pro loco della città in cui erano esposte stampe e litografie della mia collezione tratte dalle più famose riviste di moda dell’epoca e che mostravano, accompagnate da didascalie, i cambiamenti più significativi nella moda femminile dell’epoca. A Stresa tra il primo maggio e l’11 maggio chiamata “Stile di Donna” alla palazzina Liberty della città con la collaborazione del museo etnografico di Oleggio abbiamo arricchito l’esposizione con vestiti e oggettistica originale del periodo ottocentesco mostrando in questo modo prima un’immagine astratta volta a fornire ai sarti dell’epoca spunti per la realizzazione degli abiti e a fianco, la concretizzazione dell’abito costruito.

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