Zoom: La ragazza con l’orecchino di perla?

Il quadro è realizzato intorno al 1665, dieci anni prima della morte di Vermeer. Poiché figura nell’elenco dei beni alla morte del pittore, si deduce che egli avesse voluto tenere per sé il dipinto, a differenza di molti altri. 
Nell’inventario questa tela ha un nome olandese che in italiano suonerebbe come: Ragazza con turbante di foggia orientale. 
Eh già, è forse stato il libro di Tracy Chevalier e il successivo film con una bravissima Scarlett Johansson a sancire per sempre la fama del titolo: Ragazza con orecchino di perla ormai entrato nell’immaginario comune. Questi hanno inoltre trasportato l’opera in una condizione romanzata in cui l’identità della donna (in realtà quasi sicuramente mai esistita) è messa in primo piano. 
Si può dire quindi che la forza dell’opera, pezzo di bravura di Vermeer, ha influenzato tanto noi osservatori da farle acquistare una vita oltre l’opera stessa… come accade spesso nei capolavori.

 

Un capolavoro a casa propria

La tecnologia, anche in campo artistico, sta facendo passi da gigante. Sempre più musei infatti hanno digitalizzato le proprie opere rendendole disponibili ad un numero illimitato di utenti che, così facendo, possono usufruire di materiale di ottima qualità, dai libri alle opere vere e proprie.
La tecnologia permette a tutti di fare quello che solo a pochi eletti è concesso: uno zoom quasi infinito su opere che troppo spesso vediamo di sfuggita mentre ci facciamo strada tra la folla che cerca di cogliere il momento in cui scattare, ottenendo una foto sfocata in cui immancabilmente compare una mano, un gomito o l’intera faccia di chi sta vicino.
Situazione ben diversa da quella dello storico dell’arte, restauratore o addetto ai lavori che in una stanza piccola e ben illuminata, con guanti e un immancabile lentino osserva le crepe, i colori le pennellate di un capolavoro.
Vi porto oggi l’esempio del progetto del museo Mauritshuis (Aia, Paesi Bassi). Collezione d’arte che comprende dipinti dei più famosi pittori olandesi: da Vermeer, a Rembrandt fino a Frans Hals, attraverso la tecnologia sfruttata da Arts & Culture ha creato una app in cui poter analizzare e vedere 11 capolavori con una descrizione dettagliata. Il volto del museo rimane il capolavoro di Vermeer. 

 

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Il naso: un dettaglio non dipinto  

A differenza di quello che si pensa, osservando con attenzione il naso, si vede come Vermer non abbia dipinto solo i dettagli che si vedono. Il naso, ad esempio, è solo accennato: mentre nella parte destra l’ombra sfuma nella guancia, il lato sinistro è realizzato nella stessa tonalità rosa del volto. Il setto nasale non è nemmeno accennato, il naso è suggerito solo dalla sua ombra. 

Gli occhi 

I contorni sono sfumati, le emozioni solo suggerite, non sappiamo dove stia guardando ma lo sguardo riesce ad uscire dal quadro arrivando dritto all’osservatore. Uno sguardo che chiama a sé ma che si fa desiderare, triste? Curioso? Timido? Non lo possiamo sapere e sicuramente il mistero che aleggia intorno allo sguardo ne ha sancito una grande fortuna nei secoli successivi fino a noi. 
Dietro a questo c’è anche un espediente compositivo: le spalle rimangono ferme, il volto si gira verso di noi mentre gli occhi proseguono questa torsione ideale.

 

 

Un turbante color del cielo

Realizzato con il blu lapislazzulo, questo era il dettaglio su cui l’autore si era concentrato di più e che, nell’idea originaria del quadro, doveva connotare la ragazza. Il turbante non ha nulla di olandese ma è orientale mentre la ragazza che lo indossa non ha una bellezza esotica. Questo suggerisce come la bellezza della ragazza sia accennata e allo stesso tempo lasciata all’immaginazione dell’osservatore, in quel costante mistero che ci avvince ancora oggi.

La bocca

Sulla bocca socchiusa e rosea sono realizzati pochi tocchi bianchi di pennello che danno un’idea di umidità.

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Il famoso orecchino di perla 

Troppo grande per essere vera, ben lontana dall’idea della perla imperfetta barocca, potrebbe però arrivare dal Peak District, in Inghilterra. È realizzata con solo due tocchi di biacca: uno nella parte inferiore per riflettere il colletto, e uno nella parte superiore.
Non deve stupire che l’attenzione e la sensibilità con cui il pittore ha realizzato questo dettaglio sono tali da farne quasi il protagonista dell’opera. Con una forma tonda e la luce riflessa sembra quasi richiamare gli occhi in un gioco di sguardi geniale.

* immagini tratte dall’app Mauritshuis

Il progetto

Le notizie sono frutto di un progetto condotto da un team di esperti della Mauritshuis Gallery che ha analizzato il dipinto avvalendosi di tecniche avanzate. Il progetto Girl in the spotlight ha coinvolto scienziati, restauratori e studiosi, sotto la guida di Abbie Vandivere che ha documentato tutte le sue scoperte QUI 

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