S. W. Hayter: un nuovo modo d’incidere

Due parole su Hayter: dalla chimica all’Atelier 17

Hayter nasce a Londra in una famiglia di artisti. Nonostante la passione per l’arte, decide di studiare chimica al King’s College di Londra. Presto però, nel 1926, si trasferisce in Francia dove apre l’Atelier 17, luogo che diventerà presto uno dei principali luoghi d’incontro e sperimentazione grafica.
Nel 1940 Hayter si trasferisce a New York, dove apre un nuovo Atelier 17 frequentato da molti artisti europei emigrati negli Stati Uniti a causa della guerra.
Tra Parigi e New York, Hayter ha modo di conoscere allo Studio 17 Giacometti, Picasso, Mirò, Calder, Chagall e la nascente Scuola di New York con Robert Motherwell, Mark Rothko e Jackson Pollock.
All’interno dell’Atelier si crea un’atmosfera di ricerca volto alla scoperta di tecniche che facciano dell’incisione uno strumento di indagine artistica interiore.

 

S. W. Hayter, Circo cinese, 1976

 

 

Lo stile e le influenze surrealiste

Hayter rimase sempre influenzato dai suoi studi scientifici. È ricordato come uno degli stampatori che maggiormente ha indagato le possibilità tecniche dell’incisione, spingendosi fino ai suoi limiti. Arrivava da una formazione tradizionale in cui si nota una forte propensione al pensiero matematico che si esprime nell’attenzione allo spazio, al movimento ondulatorio e alle interferenze di campi in continua deformazione.

Pur non aderendo mai a uno specifico movimento artistico è indubbia la sua vicinanza agli ambiti d’Avanguardia e in particolare a quello surrealista, che lo affascinava per l’attenzione all’inconscio e la libertà con cui veniva pensata l’immagine. Un esempio di questa influenza si può trovare nella Lezione di anatomiache, ancora legata a un primo periodo dello stampatore, presenta dei forti riferimenti figurativi che lasceranno via via il passo a strutture più calcolate e matematiche. Questa stampa presenta però due caratteristiche tipiche di tutto il suo lavoro: linea e colore. Il sistema lineare è caratterizzato da una differenza di spessori grafici, con neri e bianchi assoluti, affiancato a uno spiccato cromatismo.

 

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S.W. Hayter, La lezione di anatomia, acquaforte e acquatinta a colori

 

La stampa simultanea a più colori

Le stampe di Hayter sono caratterizzate da un metodo particolare: la stampa simultanea a più colori, con un unico passaggio al torchio calcografico.
In questa tecnica, si utilizza una matrice di metallo incavata mediante bulini e/o morsure aperte (con acido), a differenti profondità. Questa è inchiostrata poi con rulli di gomma o gelatina di diversa durezza, che permettono la stesura di inchiostri più o meno vischiosi nelle zone più profonde o in superficie.
Non completamente prevedibile in anticipo, l’immagine finale risente della capacità dell’artista di gestire le reazioni della materia
Grazie all’innovativa tecnica, il lavoro di Hayter ha quindi aperto nuove possibilità espressive lasciando alle spalle il reverenziale rispetto per la lastra incisoria, per concentrarsi invece sulla sperimentazione. L’incisore usa infatti molteplici tecniche come bulino, ceramolle, acquatinta scelte per le loro caratteristiche peculiari, che vengono combinate per creare effetti sempre nuovi.

 

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S. W. Hayter, White Horses, 1967

 

Il suo obbiettivo era sondare le possibilità tecniche dell’incisione per raggiungere un’espressione artistica personale piuttosto che una forma di riproduzione commerciale.
La sperimentazione era accostata all’abbandono di immagini preliminari per ottenere una creazione artistica autonoma.
Un po’ come accadeva nel dripping di Pollock, Hayter enfatizzava la processualità che si dispiega nel suo farsi, combinata e controllata attraverso l’intuizione.

 

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