Andrea Branzi tra poesia, grafica e design

In un mondo sempre più “saturo di zuccheri” gli artisti possono insegnare oggi ad essere critici nei confronti della contemporaneità, curiosi senza dimenticare il nostro passato e la tradizione.
Andrea Branzi è un architetto, designer ma prima di tutto un pensatore capace di cogliere in modo lucido frammenti di realtà e farli propri attraverso le sue opere.

I lavori grafici Legni (2008) e Grandi legni (2009) nascono come riflessione sulla complessità del linguaggio che caratterizza il mondo e il design contemporaneo. Un ampio progetto che vede l’unione di poesia, grafica d’arte e design; tre forme di pensiero e segni che troppo spesso siamo soliti separare.

Legni

Legni è un lavoro grafico che analizza la natura del legno nella sua componente materica e poliedrica: ceppi e cortecce, assi e tronchi, legni fossili. Tutti elementi che fanno parte dell’essenza più antica dell’uomo; essi sono: «le fondamenta del nostro paese», come Branzi scrive all’inizio della raccolta. Si tratta di qualcosa di irripetibile, unico e mai uguale a se stesso, che si confronta continuamente con le leggi del caos che governano il mondo di cui l’uomo fa parte. 

I Legni acquisiscono profondità essendo posti in relazione al passato e alla tradizione. Emerge così quella che per Branzi è la «dimensione sacra del progetto che non è necessariamente quella religiosa o metafisica, ma che riguarda piuttosto una dimensione culturale dell’ambiente o degli oggetti».

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Oggetti semplici

Attraverso l’opera grafica, Branzi si occupa di un tema a lui caro. I soggetti, infatti, sono ripresi da Sugheri (2007): collezione di oggetti, realizzata presso Marsiglia in cui vengono esposti  piccoli tronchi di sughero, che si combinano con piatti e vasi di vetro. Si hanno così opacità e porosità, trasparenza e lucidità.
L’interesse di Branzi è quello «di fare degli oggetti semplici, a tecnologia semplice, ma basati su forti contraddizioni interne: come se esistessero differenze di potenziale interne allo stesso oggetto e che producono naturalmente una forte energia espressiva».

 

Grandi legni 

Branzi riprende questa ricerca l’anno successivo con il lavoro Grandi Legni (2009), accompagnate dai versi poetici di Ezra Pound. 
Abbiamo così un piccolo capolavoro, lontano dagli esiti tradizionali grafici di Dürer, Raimondi e Shongawer, ma non per questo meno interessanti. 

Le litografie/serigrafie di Grandi Legni indagano frammenti lignei e strutture a metà strada tra «le installazioni di architettura in legno e le cose di tutti i giorni» da considerare non come elementi di arredamento ma oggetti che «presuppongono attorno a uno spazio vuoto, indifferente, disponibile a qualsiasi attività. Uno spazio vuoto inesplorato costituito dall’intervallo che esiste tra oggetto e architettura che lo contiene».

L’unione di elementi diversi e il recupero di alcune icone del linguaggio figurativo del passato, vogliono creare l’impossibilità di distinguere tra passato e presente. La frammentazione e la molteplicità del lavoro, che per Branzi richiama la discontinuità dei ricordi, si estende in una dimensione geografica dilatata con influssi della tradizione orientale e occidentale. 
Quelli che Branzi presenta sono quindi oggetti molto semplici che traggono ispirazione dalla vita quotidiana e che, al contempo, fanno riflettere sullo spessore oscuro del mondo materiale.

Andrea Branzi, Grandi Legni, 2009

Andrea Branzi, Grandi Legni, 2009

 

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Branzi e Pound: affinità elettive 

Per sottolineare il filo rosso di pensieri che attraversa il suo lavoro, sempre caratterizzato da uno spessore psicologico, nell’edizione Lithos sono presenti otto poesie di Ezra Pound scelte da Branzi, tratte da Cantos, Lustra e Personae. 

Si nota una grande affinità tra il linguaggio figurativo e poetico. Come Branzi è legato alla ricerca di materiali poveri che investe di un’aura sacrale, così Ezra Pound crea un repertorio di immagini espresse con un linguaggio composito e duttile. Pound nelle sue poesie si muove a ritroso nel tempo, fondendo elementi di un tempo arcano, che fa rivivere attraverso tradizioni diverse. La voglia di sperimentare lo fa attingere al repertorio italiano, francese, tedesco, cinese; tra le sue letture compaiono infatti Dante, Arnault Daniel, fino agli ideogrammi cinesi, di cui era un vero esperto. 
Un viaggio tra Oriente e Occidente che lo stesso poeta definisce come «versi sparsi» da collocare all’interno di un cosmo.

Per entrambi la ripresa del passato contiene una critica alla contemporaneità. Branzi infatti presenta nel lavoro Grandi Legni la necessità di essere critici nei confronti della contemporaneità, sempre più legata a un ambiente colmo di oggetti «una saturazione di zuccheri». 

I soggetti delle litografie sono stati poi realizzati ed esposti tra Milano e Parigi tra il 2009 e il 2010.

Il progetto è quindi di grande respiro, come solo i grandi artisti sanno fare, ma è prima di tutto una ricerca continua che indaga il rapporto tra uomo e oggetto, tra memoria e contemporaneità.

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