Christo e Jeanne-Claude: impacchettare a regola d’arte

«Noi prendiamo uno spazio che non appartiene alla scultura e lo utilizziamo per creare una scultura.» (Christo e Jeanne-Claude)

Il Reichstag di Berlino è una meta irrinunciabile per chi visita la città: la cupola di Foster, la vista a 360° e l’interno. Che voi siate turisti curiosi, amanti delle comodità o ritardatari che cercano di evitare lunghe file assolate, il ristorante panoramico Käfer fa per voi. Sulla parete interna del ristorante c’è un quadro, un bozzetto con la piega della carta e il segno della matita. Questo è uno dei lavori di Christo per il progetto Wrapped Reichstag Berlin.
Quando cioè lui e sua moglie Jeanne-Claude incartarono il Reichstag trasformando il paesaggio in tela.
Lo hanno fatto più volte un po’ ovunque, da Milano a Chicago, diventando esponenti di spicco e precursori della Land Art.

 

Dalla Bulgaria a Parigi e l’incontro con Jeanne-Claude 

Christo nasce il 13 Giugno 1935, lo stesso giorno di Jeanne-Claude, nel centro della Bulgaria, nazione allora del blocco comunista.
Si forma all’Accademia di Sofia dove studia pittura, scultura e grafica fino al 1956, immerso nello stile del realismo socialista. 
Ben presto Christo entra in conflitto con l’insegnamento accademico, deciso a confrontarsi con le opere di artisti quali Kandiskij, Matisse, Picasso e Klee. 
Iniziano così i viaggi dell’artista: prima Praga poi Vienna (nascosto in un treno merci), Ginevra e finalmente Parigi, il suo sogno. Christo Vladimirov Yavachev diventa così solo Christo. 
In quegli anni a Christo viene commissionato da una donna il ritratto della figlia: Jeanne-Claude. Lei, già promessa sposa, lascia il marito per l’artista creando un sodalizio professionale e una storia d’amore destinata ad essere ricordata.

Christo e Jeanne-Claude

 

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Il Reichstag impacchettato: Wrapped Reichstag Berlin

Già a dodici anni aveva sentito parlare del Reichstag che era in Bulgaria il simbolo chiave del comunismo da quando Georgi Dimitrov, primo ministro, alla fine degli anni ’40 era stato tra gli imputati (poi assolto) nel processo per l’incendio dell’edificio. 
Quello che da tredicenne Christo aveva sentito solo come un nome, a quasi 2000 km di distanza, nel 1994 sarà protagonista di una delle sue opere più importanti e incisive. 
Il progetto è complesso tanto quanto la possibilità di vederlo realizzato ma nel febbraio 1994 Jeanne-Claude manda un fax al marito: «abbiamo vinto». Il permesso viene accordato loro dopo 24 anni. L’allestimento temporaneo Wrapped Reichstag Berlin può essere realizzato. 
La vittoria, arrivata contro ogni previsione, aveva visto l’artista seduto sulla tribuna ad ascoltare il dibattito insieme a un interprete. Per la prima volta all’interno di un parlamento si discuteva e votava per un’opera non ancora realizzata.

« il tessuto cattura la fisicità del vento e del sole; le opere mostrano la loro bellezza e poi, in brevissimo tempo non esistono più.»

Christo e Jeanne-Claude: Wrapped Reichstag, Berlino 1971-95

Viene incartato un simbolo della città rendendo i passanti fruitori ma anche partecipi dell’opera, senza l’osservatore essa infatti sarebbe inutile. I due artisti vogliono aprire gli occhi ai passanti: negano la vista dell’edificio ma al contempo lasciano solo intravederne le qualità essenziali ovvero forma e materia.

Le opere realizzate dai due sono sempre temporanee, sfidando il concetto di opera eterna immortale. Entrano quindi in contrasto con l’idea occidentale della perennità dell’arte, un paradigma artistico che nell’ultimo secolo si è messo molto in discussione fino al suo rovesciamento. Le opere d’arte sono oggi sempre più effimere e meno riproducibili ma i due artisti mantengono comunque la monumentalità e matericità.
L’opera dei due artisti vuole sempre essere un omaggio alla città in cui viene prodotta  ed è sempre autofinanziata e realizzata con materiali spesso riciclati.

 

«L’impacchettamento»

Il Reichstag è uno degli esempi più eloquenti di quello che è stato definito  “impacchettamento”. I due artisti ne parlano così:

«coprire con fogli di plastica e legare con corde oggetti comuni come le sedie, i tavoli, le scatole e altro, oppure grandi monumenti, come palazzi o ponti, oppure intere fette di paesaggi naturali, come valli, colline, scogliere.»

L’impacchettamento, celando svela, nascondendo mostra, giocando tra presenza e assenza.
Così facendo ogni oggetto, anche il più umile, può essere elevato a opera d’arte.
Questa istallazione non è diversa da tante altre; il desiderio di incartare oggetti viene a Christo fin dal 1958 al suo arrivo a Parigi, all’età di ventitré anni.

Bottiglia impacchettata, Christo,1958

 

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Due curiosi antecedenti 

Man Ray

Già Man Ray aveva fatto qualcosa di simile con L’enigma di Isidore Ducasse (1920). L’autore, esponente di spicco del Dadaismo, gioca qui sul tema dell’enigma. Tra ironia e assurdo prevale il mistero di forme indefinite, celate agli occhi di chi guarda da coperta e filo, che altro non sono che una macchina per cucire avvolta in una coperta con dello spago.
Pseudonimo di Isidore Ducasse, il Conte di Lautréamont fu un poeta francese: un personaggio inconsueto ed eccentrico morto a soli ventiquattro anni dopo aver dato alla luce il suo poema Les Chants de Maldoror. Ducasse descriveva l’idea di bellezza come «l’incontro fortuito su un tavolo da dissezione di una macchina da cucire e un ombrello.»

L’idea di Man Ray, ben diversa da quella di Christo, crea un cortocircuito nella contemplazione e comprensione tranquillizzante dell’opera, nutrendo l’immaginazione e la paura.

L’enigma di Isidore Ducasse, Man Ray,1920

 

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Henry Moore

Forse più conosciuto per le opere scultoree, Moore realizzò un disegno Folla che osserva un oggetto impacchettato (1942) che sembra calzare alla perfezione con l’idea di Christo e Jeanne-Claude. In entrambi i casi l’oggetto diventa il catalizzatore dello sguardo del pubblico. L’opera è realizzata con gesso, pastelli penna e inchiostro su carta.

Christo dichiarò comunque di aver visto queste due opere solo dopo aver iniziato ad impacchettare ed è indubitabile che dietro ad una apparente somiglianza ci siano diversi e inconciliabili pensieri e metodi di realizzazione. Una tecnica nata come umile opera d’arte diventa con Crhisto un’irrinunciabile must per le grandi città le quali, prima o dopo, hanno visto un monumento simbolo incartato dai due artisti.

 

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