Diari di viaggio nell’arte

Tra pittura, fotografia e parola ecco alcuni consigli per viaggiare con i libri

Nell’era del digitale, la carta continua a esercitare il suo irresistibile fascino, ecco perché il diario di viaggio sopravvive nel tempo ed è entrato ormai nella pratica comune. 
Nella natura stessa del viaggio, effimera e straordinaria, risiede da sempre la volontà di ricordare ed ecco perché dal XVII secolo, con la diffusione del Grand Tour, nasce anche la necessità di annotare impressioni e situazioni con testi o schizzi. 
Dai taccuini di Goethe del suo Viaggio in Italia, arriviamo a Turner, Delacroix, Constable e Gericault, prolifici disegnatori di idee e notazioni sull’uomo e la natura.
Nonostante l’invenzione della fotografia nell’Ottocento, i carnet sopravvivono fino a Picasso, Matisse, Chagall, Klee, Hopper e Le Corbusier. 

In questo articolo vi vogliamo consigliare però tre diari di viaggio inusuali; viaggi lunghi e brevi nel tempo e nello spazio tra pittura, fotografia e scrittura. 

Françoise Gilot, Three Travel Sketchbooks: Venice, India, Senegal (Taschen, 2018)

Ricordata troppo spesso solo come la musa e amante di Picasso, Françoise è in realtà un’artista con una forte sensibilità e una visione molto personale della realtà.
Per le vie di Milano ci siamo imbattuti  in un edizione Taschen molto interessante; un diario di viaggio illustrato, tra memorie di luoghi e persone.
Si tratta in realtà di un’edizione limitata di 5000 copie che comprende tre quaderni ognuno dedicato a un viaggio realizzato dalla pittrice tra il 1974 e il 1981 a Venezia, in India e Senegal. Ogni quaderno è realizzato con uno stile unico che tuttavia si adatta e prende forma in relazione alle diverse città in cui la pittrice è ispirata da suoni, colori e costumi diversi.

…tra Italia, India e Senegal…

 

Affascinata dall’Italia e dalla sua arte, la pittrice nel viaggio a Venezia del 1974 ritrae gli scorci caratteristici della città e i suoi artisti preferiti: Veronese, Tintoretto e Tiziano. Realizzati spesso ad acquerelli catturano soprattutto lo spirito, la storia e il mito di Venezia.

Il viaggio indiano del 1979, per lo più in bianco e nero, cattura il trambusto delle strade, i vestiti e i tessuti degli abiti delle donne. Qui è ritratta la gente per strada, bancarelle e mercati e animali. Le figure femminili occupano un ruolo centrale, ritratte mentre lavorano o trasportano pesi, sempre avvolte nei lori sari, le cui pieghe esercitano un grande fascino sull’artista: «Quest’indumento è come un bozzolo» commenta, «e in questa metamorfosi latente si cela la magia della linea curva». 

Un’attenzione simile si ha nel quaderno del Senegal realizzato nel 1981, vediamo donne dai colori vivaci in abiti morbidi e fluenti le cui pose diventano veri e propri ornamenti sulla pagina; vediamo piante e paesaggi, talvolta nitidi, talvolta appena abbozzati, passando dall’astrazione a uno stile più figurativo.
Questi lavori non rappresentano solo l’intima visione della pittrice delle città ma sono anche riflessioni profonde sulle tradizioni e i costumi diversi. 

Per quanto il prezzo non sia proprio accessibile a tutti, se non almeno per sfizio personale, rimane splendido sfogliare le pagine e viaggiare in terre lontane. Credo sia un ottimo modo per considerare e prendere in esame i lavori di Françoise, ormai matura, ben lontana dal periodo della relazione con Picasso.

 

Françoise Gilot. Three Travel Sketchbooks: Venice, India, Senegal.

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Willy Römer, Berlin as a Cosmopolitan City, Photographs 1919-1933 (Braus Berlin, 2013)

Un libro cha abbiamo scovato in una libreria di Berlino , città che non annoia mai e sempre in movimento. 
Questo volume raccoglie un gruppo di fotografie della collezione della Kunstbibliothek, in cui si può vivere la città di Berlino. La vita quotidiana e la città lentamente prendono forma davanti ai nostri occhi costituendo un diario di viaggio inusuale che permette all’osservatore di viaggiare attraverso il tempo. La città è colta nel momento in cui diventa epicentro politico e sociale degli eventi del passato. Il periodo trattato è infatti cruciale: dalla Grande Guerra allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale in una dimensione ideale di apertura spaziale.

Willy Römer riesce a catturare momenti di realtà e quotidianità limpidi che si fanno portavoce della realtà storica più ampia. Allo stesso tempo troviamo immagini di ribellioni di soldati e lavoratori contro il governo negli anni della Grande Guerra.
L’intento di Römer è creare un reportage e l’occhio attento con cui osserva la realtà non ci dà la possibilità di capire la sua posizione politica nei confronti di ciò che fotografa.

 

Dieter Vorsteher descrive così la sua fotografia:

«Durante l’esplorazione della città accompagnato dalla sua fotocamera, per Billy Römer la città diventa un grande laboratorio itinerante in cui osservare l’uomo moderno. Qui il ritmo della città genera una nuova specie dell’essere umano con una nuova mentalità e nuove convinzioni »

Il mito della città cosmopolita al culmine della notorietà non interessa al fotografo, a cui importa invece alla vita di tutti i giorni che si manifesta ai suoi occhi per le strade di Berlino. Fotografa perciò tutti gli strati della popolazione e quelle vie di Berlino il cui nome era destinato ad essere dimenticato.

 

Willy Römer, Berlin as a Cosmopolitan City, Photographs 1919-1933 (Braus Berlin, 2013)

 

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Paolo Cognetti e Nicola Magrin Senza mai arrivare in cima (Einaudi, 2018)

 

Grazie a un viaggio tra Nepal e Tibet, accompagnato da una grande amicizia, nasce questo libro che è insieme diario di viaggio e il racconto di un’avventura. 

Paolo Cognetti lo abbiamo iniziato a conoscere con Il ragazzo selvatico( Terre di mezzo,2013)seguito dalle Otto montagne(Einaudi, 2016) vincitore dello Strega nel 2017. Magrin è invece famigliare ai nostri occhi per le copertine Einaudi in cui i suoi acquerelli sempre colgono l’essenza di grandi capolavori della letteratura. 
Grazie all’amicizia tra i due nasce l’idea di questo viaggio, accompagnati dal fotografo Stefano Torrione e dal fedele e inseparabile cane Lucky.

Fin dal titolo capiamo l’essenza del libro: cosa significa attraversare montagne desolate senza la conquista della cima? Il desiderio di comprensione e un dialogo continuo con la natura costituiscono il nucleo del libro.
Ripercorriamo così le tappe del viaggio, la descrizioni dei paesaggi, ma anche i temi cari allo scrittore: la filosofia della montagna con tutto ciò che essa insegna, la solitudine e l’amicizia. Un pellegrinaggio e al contempo una spedizione in terra ostile; un viaggio che non si conta in chilometri ma in giorni di cammino. Un taccuino personalissimo che ci restituisce i pensieri e le impressioni dello scrittore.

 

Paolo Cognetti, Senza mai arrivare in cima

 

 

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