Guida alle decorazioni dell’Alhambra

Meta irrinunciabile per chi visita la città di Granada è L’Alhambra con la sua storia tra oriente e occidente, tra tradizione spagnola e araba.
Ecco una breve guida alle decorazioni che s’incontrano nella struttura.

 

L’Alicatado

Simile all’intarsio di pietra, prende il nome dallo strumento utilizzato per ritagliare gli angoli dei pezzi di ceramica che lo compongono (dall’arabo al-qata’a, attraverso lo spagnolo alicate).
I pezzi, posizionati prima a testa in giù, vengono poi ricoperti da gesso che, una volta asciutto, rende la struttura posizionabile nel posto prescelto. I moduli della struttura venivano realizzati probabilmente con uno stampo per essere poi rifiniti con la pinza (alicate) o per abrasione.
Questa tecnica è caduta in disuso in Spagna mentre è ancora utilizzata in Marocco, luogo erede della ricchezza artigianale che l’Andalusia condivise all’epoca con il Nordafrica.
Dopo essere stata estratta, la ceramica viene tritata, mescolata con acqua, lasciata decantare e pressata, per poi essere modellata. Sabbie silicee e minerali di piombo venivano fusi nei forni, poi tritati per formare una polvere finissima che, mescolata con acqua, creava diversi colori prima della cottura.
Il tutto veniva cotto in muffole, o forni a tre corpi, a una temperatura di 900° C per 24 ore con un successivo raffreddamento graduale.

Le decorazioni ornamentali islamiche hanno come elemento caratterizzante il ritmo ripetitivo e la stilizzazione. Il ritmo con cui gli elementi si succedono è metafora dell’eternità che riempie tutto lo spazio ed è perciò utilizzato anche nella poesia e nella musica. Gli elementi sono simmetrici e ricoprono la superficie in modo periodico. La geometrizzazione produce una simmetria che, tuttavia, non è statica ma attraverso i colori risulta estremamente dinamica. Non c’è una gerarchia tra le figure in quanto ognuna mantiene la sua identità senza predominare sulle altre o sull’insieme.
L’effetto che si vuole ottenere è quello di armonia e tranquillità, un’arte nella quale le tensioni si risolvono.
La complessità matematica degli Alicatados influenzò moltissimi artisti tra cui il disegnatore olandese Escher che trovò ispirazione nelle decorazioni dell’Alhambra che vide nei suoi due viaggi in Spagna (1926 e 1936).

 

 

L’arabesco

È una decorazione che, attraverso la ripetizione ritmica di elementi vegetali, non vuole incatenare lo sguardo in un punto preciso ma vuole liberarlo, come accade osservando la natura. Una contemplazione simile a quella dell’acqua che scorre, elemento ricorrente all’interno della struttura dell’Alhambra e simbolo di tranquillità interiore.
L’arabesco è un’arte astratta caratterizzata però da regole consapevoli.

Esso è caratterizzato dallo sviluppo di tralci vegetali che, con un fluire ininterrotto, abbelliscono ampie pareti attraverso l’equilibrio tra pieni e vuoti. Nell’Alhambra spesso si mescolano canne di bambù, fiori stilizzati, intrecci geometrici, fiocchi di neve. Un alternarsi matematico che i mistici musulmani definiscono come “ubriachezza e sobrietà“.
Tra gli elementi fitomorfi spesso spuntano archi incrociati paragonabili a fiamme di candele accese, accostati alle rose geometriche o stelle che si trovano spesso nelle decorazioni islamiche. Queste ultime sono il simbolo della manifestazione della realtà divina come centro di ogni cosa.
L’obiettivo di quest’arte è “offrire all’uomo da vivo una cornice appropriata alla sua dignità, fare di lui un centro, ricordandogli allo stesso tempo che egli stesso è un luogotenente di Dio sulla terra”. (Titus Burckhardt)

 

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La Yeseria

Legata all’edificio principale dell’Alhambra: i Palazzi Nasridi, questa decorazione è simbolo di ricchezza.
Non viene realizzata in pietra ma attraverso mattoni, legno e gesso: materiali che consentono il passaggio dell’aria. La chimica moderna mette in luce, inoltre, che questi materiali possono assorbire elementi inquinanti e attenuare le variazioni nel tasso di umidità. Tra l’altro il gesso era più facile da lavorare rispetto alla pietra.


Gli elementi rappresentati subiscono un’evoluzione: dalle più semplici foglie lisce, di tradizione almohade, a quelle più complicate di tradizione almoravide. Gli elementi vegetali non presentano molti dettagli in quanto l’uomo, consapevole di non poter raggiungere la perfezione naturale, si dedica alla sua contemplazione plasmando un riflesso delle forme come sfondo alla parola divina.
Oltre alla pigna, un altro elemento spesso ripetuto è la conchiglia simbolo dell’acqua, origine della vita, legata a Dio sia nella tradizione cristiana che in quella islamica.

 

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L’epigrafia araba

Non di rado visitando l’Alhambra accade che tra le decorazioni, perlopiù fitomorfe, si trovino delle iscrizioni di varia natura. Queste sono realizzate in materiali differenti (pietra, legno, stucco, ceramica, metallo) e attraverso diversi stili. La calligrafia è la manifestazione artistica più importante dell’Islam e di conseguenza il calligrafo è l’artista più considerato dal punto di vista sociale. La calligrafia, infatti, dà forma alla parola divina e ha lo stesso valore iconografico che nell’arte occidentale è riservato alle immagini.


Il sistema grafico arabo possedeva inizialmente segni solo per le vocali lunghe e per le consonanti, in queste ultime un medesimo segno poteva rappresentare i vari suoni. Tale difficoltà permise la nascita di una nuova scrittura con i punti diacritici e segni vocalici ausiliari che, a partire dal X secolo, venne utilizzata anche nelle iscrizioni.Come avviene in Occidente, ogni età ha uno stile di scrittura grafico diverso.
In generale l’epigrafia araba rimanda spesso a temi politici e religiosi, intimamente uniti nel mondo islamico, o a formule propiziatorie per il sovrano.

 

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I Mocárabes

Visitando l’Alhambra una delle espressioni artistiche che colpisce maggiormente è la struttura delle cupole, in particolare la cupola di Mocárabes, struttura composta da 5416 pezzi che poggia su un tamburo ottagonale innestato sopra una pianta quadrata. La presenza di finestre sui lati illumina la parte superiore creando una sensazione di movimento a rappresentare l’eterna mutazione del cielo stellato.
Secondo la tradizione islamica il profeta Maometto ricevette l’ispirazione del Corano nella grotta di Hira dove si era rifugiato. Qui una tela di ragno chiuse miracolosamente l’entrata della grotta per evitare l’entrata dei nemici, da allora è diventato un luogo di pellegrinaggio imperdibile per tutti i musulmani che visitano La Mecca.
Riprendendo le stalattiti della grotta nacque un motivo decorativo essenziale nelle strutture islamiche, usato fino ai nostri giorni.

I Mocárabes sono, quindi, un insieme di elementi di stucco a sezione prismatica triangolare che possono essere combinati in infiniti modi.
La struttura risulta essere tanto complessa quanto leggera, questo perché secondo una prospettiva cosmologica la cupola rotonda rappresenta il cielo in costante movimento, mentre il cubo formato dalla stanza al di sotto rappresenta il mondo terreno dominato dai contrasti. Il cielo, e quindi la cupola, è fatta d’aria. All’effetto di leggerezza contribuisce la luce che illumina le varie celle.

 

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