Architetture fantastiche e dove trovarle 

Tre architetture che avreste voluto vedere 

L’architettura può essere molte cose: funzionalità, arte, fantasia, rigore o, come in questo caso, una serie di visioni profetiche, sogni mai realizzati che si susseguono in secoli diversi. Dalle famose città ideali rinascimentali fino agli anni Duemila. 
Il libro Atlante delle architetture fantastiche (Mondadori Electa, 2018) di Philippe Wilkinson è tutto questo: strutture e nomi più o meno noti, architetture mai costruite, progetti di strutture che sono sopravvissute diventando affascinanti testimonianze di ciò che sarebbe potuto essere. 

Un piccolo assaggio in questo articolo con tre strutture che avreste voluto vedere.

 

L’elefante trionfale 

Parigi, Charles François Ribar de Chamoust, 1758 

Un monumento per rendere onore a Luigi XV

Per gli artisti settecenteschi l’elefante era un esotico simbolo di forza e maestosità. Ribart è ispirato dalla regalità di questo animale che diventa simbolo del potere della monarchia. L’architetto non amava la banalità e nemmeno la ripresa della tradizione: voleva qualcosa di nuovo ed eccezionale.

Presentò così il progetto di un edificio a più piani a forma di elefante con vani interni accessibili tramite una scala centrale. 
L’edificio doveva sorgere sugli Champs-Élysées, e avrebbe trionfato tra il verde degli alberi, dove oggi si trova l’Arco di Trionfo. L’idea alla base si ispira alla natura e all’ordine. 
Nel testo L’ordre françois trouver dans la nature (1776) l’artista paragona le tre parti della colonna – base, fusto e capitello- a quelle dell’albero – radici, tronco e foglie. La colonna diventa quindi elemento basilare architettonico nonché significativamente legato alla natura.
Le sale sarebbero state simili a foreste, ruscelli, affreschi, un sistema di ventilazione avanzato e mobili curvi per essere adattati alle pareti. 

Dell’architetto non conosciamo quasi niente ma il suo progetto rimarrà nell’alveo delle grandi invenzioni mai realizzate. 
Un progetto simile viene infatti ripreso da Napoleone che voleva una statua colossale a forma di elefante, alta 24 metri, collocata nella piazza della Bastiglia. Il monumento, concepito in bronzo, non fu mai costruito ma se ne realizzò un modello in gesso ad altezza naturale che si deteriorò rapidamente.

 

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Argine a tre livelli per il Tamigi 

Londra, John Martin, 1842

Un argine gigantesco come rete fognaria 

Il progetto fu ideato da uno dei pittori inglesi più famosi dell’inizio del XIX secolo, John Martin amato dal popolo e dai sovrani. Grazie alla vendita dei dipinti si dedicò a opere d’ingegneria, nelle quali accostò alla vena visionaria che pervadeva i dipinti, l’attenzione ai problemi del popolo e alla funzionalità.

Tra i suoi più famosi progetti abbiamo quello che prevedeva un terrapieno lungo il Tamigi. Le grandi preoccupazioni legate al corso d’acqua riguardavano per lo più la sua funzione di fogna a cielo aperto; con la crescita demografica crescevano anche i depositi facendo ostruire il fiume fino alla possibilità pericolosa di rompere gli argini e contaminare così le riserve di acqua potabile. 
La preoccupazione per la salute pubblica all’epoca era molta. Già Leonardo Da Vinci, del resto, nel suo modello di città ideale aveva pensato a questo problema trovando alcune soluzioni ma l’idea proposta da Martin è sicuramente poderosa.

Martin doveva risolvere due problemi

Il primo era inerente all’approvvigionamento idrico che risolse convogliando in città le acque pulite di un fiume a nord ovest di Londra, evitando così il passaggio attraverso le condutture da cui spesso usciva solo acqua sporca.
L’altra questione erano le proposte di abbellimento; l’artista suggerì la realizzazione di servizi , fontane, giardini che avrebbero contribuito alla bellezza della parte occidentale della città. 
Il progetto prevedeva tre colonnati sovrapposti lungo gli argini, con attracchi per le barche; mentre sotto gli argini due reti fognarie sarebbero corse sotto il fiume. Pensò poi a bacini di sedimentazione per filtrare i liquami. 

I progetti inizialmente approvati dovettero fare i conti con la grande somma di denaro necessaria. Le autorità attente al risparmio del denaro pubblico non fecero realizzare il progetto, che avrebbe migliorato considerevolmente l’igiene e salute pubblica evitando forse, molti focolai di colera. 
Londra dovette aspettare fino al 1858 prima di un vero cambiamento quando fu approvato un progetto dell’ingegnere Joseph Bazalgette che risolse i problemi igienici della città. 

 

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Casa di vetro 

Hermann Finsterlin, 1924

Architettura espressionista, scultorea e trasparente 

Studente di scienze a Monaco, ma architetto per vocazione, Hermann Finsterlin fu uno degli architetti più bizzarri e visionari del XX secolo. Dopo aver avuto contatti con il pioniere del modernismo Walter Gropius, si dedicò a elaborare i suoi progetti. Con l’ascesa del Nazismo fu costretto a diventare ritrattista, abbandonando i suoi progetti sotto la minaccia di incarcerazione e gran parte dei suoi lavori vennero bombardati durante la seconda guerra mondiale. 

Morì nel 1973, a 86 anni e nessuna delle sue idee venne mai realizzata. Nonostante questo, le forme sinuose e scultoree dei suoi disegni hanno influenzato molti e sopravvivono ancora nella memoria collettiva. 
Grazie a una formazione in scienze naturali, Finsterlin si ispira ai principi della biologia nelle sue opere: ossa, scheletri, corpi. Voleva trasferire ai suoi edifici un senso di meraviglia strutturale; ne derivano costruzioni a forme curve e tubolari che risultano più vicine a una scultura astratta che all’architettura.

Le sue architetture sono per lui fantasia e le idee nascono dalla ribellione contro la rigidità della tradizione moderna, cercando di evadere dagli angoli retti di edifici convenzionali; ottiene così linee fluide come correnti.
Nelle sue carte scriveva a proposito delle opere di Gaudì da cui traeva costante linfa vitale:

“Such cathedrals are only built by heart in monstrous despair or … Dionysian ecstasy,… only a Superman is capable of such creative despair.”

[“Tali cattedrali sono costruite unicamente con il cuore in una mostruosa disperazione o ostasi dionisiaca, solo un Superuomo è capace di una tale disperazione creativa”]

 

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Per concludere…

Il libro Atlante delle architetture fantastiche di Philippe Wilkinson rappresenta sicuramente un viaggio nell’architettura come non l’avete mai visto.
Un libro immancabile nella propria libreria o un ottimo regalo. Si può leggere d’un fiato o si può sfogliare facendosi catturare dalle immagini e dai progetti che stupiscono di più. Una scrittura fluida e piana ma anche interessante e ben documentata. 

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