Quando un libro è espressione d’arte (2021): mostra a Milano allo Spazio Mantegna

Si è appena conclusa la mostra Quando un libro è espressione d’arte allo Spazio Mantegna. Evento che è giunto alla sua quinta edizione, svoltosi nel periodo di Book city, ha ospitato più di trenta artisti e incisori da ogni parte d’Italia.
Curato da Laura Di Fazio, l’obiettivo della rassegna era riflettere sulla relazione tra libro d’artista e incisione.
Il libro d’artista, forma d’espressione dotata di una propria indipendenza, diventa qui uno spazio di dialogo privilegiato tra parola e immagine, pur mantenendo la sua individualità di oggetto. Le accezioni con cui i libri si presentano sono diverse: dalle tradizionali cartelle incisorie, ai leporelli, a libri unici con i propri contenitori.

Il dialogo serrato tra parola e immagine ha radici profonde nella storia, questo perché, come dice Patrizia Foglia:

«L’incisione è per se stessa una forma di scrittura, nel segno, nella tecnica esecutiva, nell’uscita finale al torchio ma nello stesso tempo anche un forte elemento poetico quasi magico, evocativo».

La mostra si apre con due lavori di Fernanda Fedi e Gino Gini, rispettivamente Seshat – la prima donna scriba (2004) e Prova di volo (1996). I due autori, legati da tempo allo Spazio Mantegna, sono attivi dagli anni Sessanta e considerano il libro d’artista come luogo privilegiato della loro ricerca artistica.  Sono due lavori che riflettono sulla scrittura come segno antico e carico di potenzialità visive, creando un perfetto equilibrio tra immagine e testo che acquisiscono pari importanza.

Fernanda Fedi, Seshat – la prima donna scriba, 2004, acqueforti in contenitore serigrafato

 

Gino Gini, Prova di volo, 1996, incisione a secco

Tra le altre opere si passa da incisori più tradizionali come Teodoro Cotugno a fiber artist come Maria Cristina Tebaldi e Margherita Fergnachino che sfruttano le potenzialità della stoffa per suggerire memorie d’infanzia e di guerra.
Anche l’aspetto tattile del libro viene indagato con particolare attenzione a materiali più o meno usuali e alle rilegature. Per Lara Caputo, ad esempio, il libro diventa l’unione di elementi in feltro in cui si perde la parola ma permane l’aspetto tattile che diventa il vero protagonista.

 

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Come dice la curatrice Laura Di Fazio, l’eccezionalità del libro d’artista è la possibilità di essere concepita come «opera globale».
Ecco che, infatti, il libro prende vita nei lavori di Paola Bernardi. In Tutti i passi che ho camminato per arrivare fino qui l’artista parte da una tecnica canonica, una lastra di zinco con la vernice per l’acquaforte, a cui dà vita danzandoci sopra e lasciando i segni dei tacchi in una performance in cui i passi di danza diventano impronte e passi di vita.
L’artista presenta anche Percorsi, un libro d’artista che mostra le connessioni tra l’emisfero destro e sinistro del cervello, che permette la risoluzione di problemi tramite connessioni neurali. Per questo motivo il libro presenta un intervento su entrambi i lati e forato.

Paola Bernardi, Percorsi, 2018, libro a leporello, maniera a zucchero, inchiostro e matita

 

Paola Bernardi, Percorsi (retro)

Il libro diventa anche struttura fisica in cui rifugiarsi e da cui fuggire. Benedetta Jandolo, ad esempio, unisce carta fatta a mano, grafite e tempera rossa per creare l’idea di un luogo fisico, estremamente evocativo in Mirto-La selva dei suicidi. Anche nel lavoro di Margherita Cavallo Serque – parole vagabondanti di una poetessa il libro si sviluppa nello spazio, sopra una mappa di Milano. L’opera è dedicata a Oretta Dalle Ore, poetessa milanese presente metaforicamente nell’opera attraverso le sue poesie, nella sua casa le cui pareti sono costituite dalle pagine del libro d’artista mentre gli ospiti dell’abitazioni, gusci di conchiglia, la vanno a trovare.

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La sperimentazione e libertà che il libro d’artista può dare sono ben rappresentati dalla curatrice.
Laura Di Fazio, in Vestita color di fiamma, riprendendo un verso del Purgatorio di Dante, usa una Kitchen Litho. Tecnica non tradizionale che le permette di sperimentare usando la carta stagnola come matrice. Si disegna, poi, con la matita grassa o con il sapone Marsiglia per poi acidare usando la Coca-Cola, che con una componente acida reagisce con la matita grassa e perfora il disegno, usando infine l’inchiostro per stampare normalmente.
Il risultato mantiene la morbidezza della matita grassa alla quale sono accostati inserti in stoffa come riferimento al vestito di Beatrice. Il tutto è assemblato e cucito a mano.

 

Laura Di Fazio, Vestita color di fiamma, 2021, Kitchen Lito e cianotipia

 

Il libro viene indagato,infine, anche nella sua individualità oggettiva come accade con Andreina Argiolas e i suoi Libri impossibili, in cui la carta tagliata rende impossibile la lettura. Anche quella di Nadia Magnabosco è una reinterpretazione dell’oggetto libro che diventa letteralmente una bobina di parole da srotolare in Il filo della mia storia. L’opera ricorda molto le Faville del maglio di D’Annunzio: descrizioni del suo stile, scritte su strisce di carta per poterle tenere in mano, dal momento che l’autore era temporaneamente cieco.

Andreina Argiolas, Libro impossibile, 2020, fogli tagliati e rilegati

 

Nadia Magnabosco, Il filo della mia storia, 2019, tecnica mista

 

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Ecco tutti le artiste e gli artisti presenti in mostra con altrettanto interessanti lavori:

Andreina Argiolas | Silene Arnaldi | Roberta Barbieri | Paki Paola Bernardi | Elisabetta Bevilacqua | Bruno Biffi | Roberta Boveri | Maria Piera Branca | Maria Grazia Canale | Lara Caputo | Lamberto Caravita | Margherita Cavallo | Simonetta Chierici | Paolo Ciaccheri | Giuliana Consilvio | Teodoro Cotugno | Laura Di Fazio | Pilar Dominguez Margherita Fergnachino | Benedetta Jandolo | Adriana Langtry | Veronica Longo | Nadia Magnabosco | Marilde Magni | Gianremo Montagnani | Sara Montani | Paolo Petrò | Nicoletta Ranieri | Susanna Anna Redaelli | Rossella Ricci | Patrizia Rizzi | Marino Rossetti | Laura Stor | Maria Cristina Tebaldi

 

 

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