Ferrara fra realtà e letteratura

La letteratura italiana ha un legame molto stretto con Ferrara. La città romagnola è parte del Patrimonio dell’Umanità dal 1995, e le sue bellezze sono universalmente riconosciute e amate dai numerosi turisti. In questo articolo cerchiamo di indagare come queste bellezze abbiano sollecitato l’immaginazione di alcuni autori della nostra letteratura.

La Ferrara di Giorgio Bassani è una città della memoria

Il turista che desiderasse ripercorrere i luoghi del romanzo Il giardino dei Finzi – Contini rimarrebbe deluso, almeno in parte.
Il romanzo, uscito nel 1957, è un omaggio alla città e alla comunità ebraica che vi era presente. Giorgio Bassani visse a Ferrara fino al 1945, quindi scrive questo romanzo grazie alla sua memoria. I ricordi infatti aprono la narrazione, e su questa linea si dipana il racconto.
L’incredibile tomba dei Finzi-Contini, descritta come «un incredibile pasticcio in cui confluivano gli echi architettonici del mausoleo di Teodorico di Ravenna, dei templi egizi di Luxor, del barocco romano, e persino, come palesavano le tozze colonne del peristilio, della Grecia arcaica di Cnosso» all’inizio del romanzo non esiste e neppure la dimora di corso Ercole I d’Este. Quindi i luoghi di Bassani non sono reali? Effettivamente, i principali luoghi del romanzo non esistono, ma la città in cui sono ambientate le vicende, molti punti di riferimento e l’atmosfera sono del tutto reali.

Le mura entro cui è collocato il palazzo in cui abita l’indimenticabile Micòl Finzi-Contini sono proprio quelle ancora oggi visibili. I verdeggianti prati al di sotto delle mura sono gli stessi del romanzo, e su di essi il protagonista chiacchierava con Micòl. La città di Ferrara, per Bassani, è una città della memoria, come la letteratura stessa.

 

Leggi anche:   Atene: ritratti di città

 

I luoghi di Bassani a Ferrara

Com’è rappresentata la città di Ferrara nei romanzi di Bassani? Innanzitutto, è una città a misura d’uomo, esattamente com’è ancora oggi. Il protagonista del romanzo si muove sempre in bicicletta, così come fanno oggi molti degli abitatati, sebbene la pavimentazione a ciottoli renda a volte difficile pedalare.

Il corso Ercole I d’Este, costruito da Biagio Rossetti, è il centro della narrazione del Giardino dei Finzi – Contini perché lì è collocato il palazzo immaginario dei protagonisti. Nella Ferrara di oggi, il corso è ancora al centro di qualunque passeggiata si voglia compiere. È ancora incredibilmente tranquillo, ma, all’interno dei bellissimi palazzi non ci sono le camere dei Finzi-Contini, bensì molti studi legali e la Prefettura. In fondo al corso, tenendosi alle spalle il centro storico, c’è l’imponente Certosa, un cimitero sterminato, oggi piuttosto malridotto.

La patina di trascuratezza che l’avvolge, non rende la visita un’esperienza negativa. Quell’aria di decadenza e di precarietà avvolge il visitatore, anche se la si visita in una soleggiata giornata di agosto. Questo luogo non fa parte del romanzo di Bassani, ma l’atmosfera che vi si respira è consonante con quella del testo. I Finzi-Contini sono una famiglia il cui destino ci è svelato fin dalle prime pagine, e, nonostante ciò, noi leggiamo la loro storia, solo per il gusto di vivere la città e le vicende. Allo stesso modo, la Certosa è uno di quei luoghi che vanno vissuti per l’atmosfera e per il ricordo che lasciano.

Leggi anche:   Passeggiando per Berlino: il Parlamento e gli altri edifici

 

Una Ferrara più “classica”

Gli amanti della letteratura italiana più vicina ai canoni estetici classici potranno trovare in Ferrara luoghi adatti alle loro preferenze. Questo ci dice Bassani a riguardo del corso Ercole I d’Este: «Immortalata da Giosue Carducci e da Gabriele D’Annunzio, questa strada di Ferrara è così nota agli innamorati dell’arte e della poesia del mondo intero che ogni descrizione che se ne facesse non potrebbe non risultare superflua». Carducci, infatti, dedica un lungo componimento (Alla città di Ferrara), nella sua lingua, che oggi potrebbe sembrarci un po’ distante dalla nostra sensibilità. All’angolo fra corso Ercole I d’Este e corso Biagio Rossetti, sorge il maestoso Palazzo dei Diamanti, che Carducci vide così: «Lampeggia, palazzo spirtal de’ dïamanti […]» (v. 19).

Uno degli aspetti che più colpiscono il turista che si trovasse a Ferrara è la larghezza delle stradedell’Addizione erculea (come il corso Ercole I d’Este). Non ci si sorprenda se anche D’Annunzio ha visto la stessa caratteristica: «Loderò le tue vie piane, / grandi come fiumane […]» (Elettra, Le città del silenzio, v. 19).

 

Leggi anche:   Lucio Fontana: dall'Ambiente spaziale ai Tagli. Seconda parte

 

Ariosto e gli estensi

«Parva, sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non Sordida, parta meo sed tamen aere domus», questa è il componimento in latino che troviamo inciso fuori dalla casa di Ariosto a Ferrara. Pressappoco significa: «Casa piccola, ma adatta a me, ma non vincolata ad alcuno, ma non indecorosa, ma procurata col mio proprio denaro». Per cercare di respirare un’atmosfera che ci porti il più vicino possibile a quella di Ariosto, possiamo organizzare una visita al Castello Estense, collocato proprio al centro della città o anche visitare gli affreschi del Palazzo Schifanoia, che, pur essendo di poco antecedenti, ci rendono partecipi delle suggestioni di una corte italiana, fatta anche di bellezze e feste.

Nel caso del Castello, il percorso di visita è molto ampio e ci conduce attraverso una rassegna storica; spesso sono presenti delle mostre temporanee. Il percorso di visita al Palazzo Schifanoia, collocato appena fuori città, è un’esperienza indimenticabile: anche se l’opera è molto deteriorata, possiamo ancora rimanere stupiti dalla bellezza della sala affrescata.

 

Lascia un commento