Laura Di Fazio: uno sguardo sull’incisione di oggi

Le stanze della memoria

Appoggiate su un tavolo una caffettiera, una tazza e una macchina fotografica. Come echi delle nature morte di Chardin e Morandi, sono oggetti quotidiani sottratti all’oblio e restituiti al tempo.
Il percorso artistico di Laura Di Fazio ha origine oltre trent’anni fa dall’interesse per la creazione manuale, posta in dialogo con le radici familiari e le esperienze personali. Un viaggio che parte dal reale, concedendo sempre più spazio al segno, al colore e alla materia, in un mutuo scambio tra pittura e incisione in cui prevale la stratificazione e la sperimentazione di nuove tecniche.

Dopo una lunga chiacchierata con lei allo Spazio Mantegna, suo atelier e spazio espositivo, rimane tanta gentilezza, curiosità e un mondo di idee, emozioni e pensieri da indagare.
Le opere di Laura Di Fazio sono come stanze della memoria nelle quali regna sovrano l’ordine: tutto è metodicamente ordinato e sottoposto all’auto-riflessione dell’artista stessa. Ecco che allora, quando si vuole ripercorrere a ritroso una carriera così prolifica, eterogenea ma coesa, sembra di entrare in una casa guidati dalla mano più esperta, in cui ogni stanza racconta una storia.

 

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Una stanza tutta blu

La prima stanza ideale nella quale possiamo immaginare le opere di Laura Di Fazio è tutta blu, ha il sapore dei ricordi di una bambina che, insieme al padre fotografo, vede per la prima volta la magia di una foto sviluppata sul foglio bianco.
Le cianotipie, alla base di molti suoi lavori, conservano uno svelamento pieno di stupore che mantiene una forte componente pittorica. In Camere blu (2019), la tecnica prefotografica, quasi arcaica, porta alla luce i soggetti, oggetti che altrimenti andrebbero dimenticati: la vecchia macchina fotografica del padre o la caffettiera di tutti i giorni. Si tratta di composizioni, scene con diverse variazioni, che suggeriscono spazi conosciuti, evocano nature morte, erbari, illustrazioni scientifiche. Figure in qualche modo familiari a tutti noi.

Se Camere blu possono essere considerate come una personalissima rivisitazione della natura morta, Nuove Costellazioni Familiari (2018-2019) mostra un diverso modo di impiegare la tecnica cianotipica. Volti più o meno familiari all’artista vengono ora portati alla luce, ora nascosti dai segni incisi o dai cartamodelli sullo sfondo. Una stratificazione in cui l’occhio dell’osservatore si perde alla ricerca dello sguardo della figura rappresentata. Le immagini rielaborate sono tratte dall’archivio fotografico di famiglia o da cartes de visite, piccole fotografie ottocentesche collezionate dall’artista. I volti di sconosciuti sono così riportati in vita, proposti alla nostra attenzione per non dimenticare, quasi a ricreare nuove e immaginarie relazioni familiari.

 

La couturière, cianotipia e incisione, 2018

 

Sottrarre all’oblio ciò che può essere dimenticato e riportare alla luce il passato è un tema ricorrente nell’opera di Laura di Fazio, che viene sviluppato attraverso una grande sperimentazione tecnica volta a indagare le proprietà e le caratteristiche del segno e della materia. Ci si muove, quindi, tra le sue opere dalla cianotipia all’incisione calcografica, dalla xilografia alla pittura con un linguaggio contemporaneo, libero e aperto a diverse soluzioni.

 

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Una stanza con muri di stoffa

La stanza ideale successiva ha le pareti ricoperte di stoffa. Una passione, quella per i tessuti e le trame, che riecheggia un po’ ovunque nel lavoro di Laura Di Fazio. Figlia di una sarta, rielabora in modo personale questo tema in cui il cartamodello diventa elemento essenziale.

«Il cartamodello è stato per me, sin dall’infanzia, motivo di incanto, che da questi fogli di carta velina e da un taglio di tessuto potesse poi nascere un abito era davvero qualcosa di prodigioso. Osservavo mia madre che, seguendo dei percorsi a me sconosciuti, tagliava dei fogli di carta velina dalle strane forme geometriche, le poggiava delicatamente sulla stoffa, creando delle fragili composizioni, la cui precarietà era data dalla loro successiva rimozione, non prima di aver disegnato i contorni sul tessuto con un gesso bianco e piatto».

Quasi a voler ritrovare i legami e gli affetti, alla madre Anna dedica il ciclo Costellazioni Familiari (2015). Si tratta di una serie di gumprint su cartamodello; una tecnica di stampa d’arte simile a una litografia che partendo da una riproduzione fotografica e con l’ausilio di gomma lacca, gomma arabica e matita litografica consente di realizzare un numero limitato di stampe tirate con torchio calcografico.

 

Anna, gumprint, 2015

 

Questa passione ritorna anche nel progetto Come Stoffa che riunisce più cicli in cui riecheggiano gli intrecci di un mondo vegetale che si ispira ai wallpaper e pattern inglesi di metà Ottocento.
Di questo progetto fanno parte le incisioni del ciclo Pattern Arazzo (2015) in cui l’incisione a puntasecca crea sulla lastra quasi dei fili che vanno a formare una trama. Da un motivo definito si ottiene una texture complessa, ribattendo la lastra, in cui l’occhio si perde. Queste incisioni conducono al ciclo pittorico del 2017 Arazzi, in cui le stratificazioni di segni e di colori trasformano la superficie in un arazzo. Si creano quasi degli arabeschi orientali in cui non c’è una gerarchia dei segni, l’occhio si perde tra trame vegetali e il colore diventa il protagonista.

 

Risvolti, acrilici su tela, 2017

Questo avviene anche in Risvolti, ciclo di dipinti su tela e carta, dove la carta Hahnemühle particolarmente morbida, viene trattata quasi come stoffa consentendo all’opera di emergere e invadere lo spazio circostante come potrebbe fare un abito, «sculture da parete, omaggi al colore e allo spazio e a ciò che la luce e le forme fanno accadere sulla tela».

 

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Una stanza oltre i muri

L’ultima stanza ideale ha fiori sulle pareti. In effetti questa stanza è stata realizzata davvero nell’istallazione alla galleria SBLU Spazioalbello di Milano nel 2017 in cui le puntesecche di Laura Di Fazio prendono vita.  Momento essenziale all’interno della ricerca dell’artista, infatti, è la rottura della superficie piatta della tela e della carta come nei Risvolti(2017) e nelle Fioriture (2017).
In Fioriture, ciclo di incisioni a puntasecca, ogni opera è costituita da incisioni di dimensioni diverse, ripiegate in forma di origata per aprirsi e chiudersi una dentro l’altra. L’ispirazione muove dalle efflorescenze tipiche dei muri, le pareti vengono così letteralmente “fatte fiorire” conferendo all’incisione, bidimensionale per tradizione, una forma plastica aggettante dove il segno e il colore acquistano «un importante ruolo comunicativo e sensoriale».

In un linguaggio artistico tanto vario ed espressivo ritorna un filo rosso che lega la sua ricerca a due artisti del passato da lei prediletti, due poli opposti: William Morris (1834-1896) fondatore dell’Art & Craft, un’arte dell’ornamento dove l’aspetto artigianale diventa creazione artistica con Robert Morris (1931-2018), un rigore plastico e una poetica della «forma per la forma».

 

Fioritura, puntasecca, 2017

 

I lavori di Laura di Fazio sono sempre accurati e pazienti in una riflessione sull’arte come oggettivazione di una presenza, attraverso la propria esperienza umana e sono, al contempo, una riflessione sulla forma d’arte e sul rituale del “fatto a mano e su misura”. Un libro della memoria, realizzato con cura e amore, che, con coerenza, parla direttamente a chi lo sfoglia.

 

 

 

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